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— Prego, il prossimo.
— …
— Ma… lei chi è?
— Lola. L’oca.
— Lucia dov’è?
— Non ne ho idea. Ma da noi vale la regola: una volta per uno.
— Capisco. Allora oggi è toccata a lei.
— Prima aveva caldo. Poi freddo. Ho pensato che oggi dovesse venire per forza quella equilibrata.
— Da quanto tempo convivete?
— Da sempre.
— E chi si prende cura di chi?
— Ci alterniamo. Lei mi dà da mangiare. Io le ricordo di respirare.
— Lucia le parla?
— Sì. Lei starnazza. Io, ormai, parlo italiano.
— E allora come fate a capirvi?
— Spesso mimiamo. Ma facciamo anche altro.
— Cioè?
— Dottore, questo non glielo posso raccontare.
— Lucia ride abbastanza?
— Che mi frega di quello che fa Lucia? Parli a me. Oggi quella che sta male sono io.
— Ha degli amici?
— Sono piena di amici. Non sono mica come voi.
— Si sente capita?
— Dipende da chi. Voi, per esempio, non vi capisco.
— Si arrabbia facilmente?
— No. Io non mi arrabbio mai. E non capisco tutta questa rabbia. Da mangiare ce n’è per tutti.
— C’è qualcosa che non perdonerà mai agli uomini?
— Sì. I festeggiamenti natalizi.
— È innamorata?
— Stracotta. Si può dire?
— Direi di sì.
— È ricambiata?
— Non lo so. Nella nostra Bibbia ci hanno insegnato a non dire mai certe parole. C’è sempre il rischio che venga fame a qualcuno.
— Ha un sogno?
— Sì. Arrivare a Santo Stefano illibata.
— Bene, Lola. Le auguro che i suoi sogni si realizzino.
— Servirebbe davvero poco.
— Cioè?
— Basterebbe che i sogni degli altri non coinvolgessero me